CO SLEEPING 💤👨‍👩‍👦‍👦 E INDIPENDENZA DEL BAMBINO ðŸ„🏽

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In questa società dell’avere, l’essere viene spesso dimenticato, messo in discussione, tacciato. I nostri istinti primari vengono modellati e resi idonei al mantenimento di un ritmo di vita serrato, focalizzato su obiettivi indotti, quasi sempre non realmente fondamentali per la nostra esistenza. Nel divenire genitori si ha la grande possibilità di mettersi e mettere in discussione molte delle dinamiche che si sono ormai annidate nei nostri animi come “giuste”, rivalutando con l’amore e l’istinto i nostri bisogni e quelli dei nostri figli. E’ bene ricordare a mio avviso che la vita è una (quantomeno questa che stai vivendo, è certamente unica, anche se ti dovessi reincarnare), e che il tempo passa più veloce di un battito di ciglia, che come diceva Rino “…e non fai tempo a vedere la mamma che si è gia nati, e i minuti rincorrersi senza convivenza… “. E tutti i cliquè sul tempo che va a velocità supersonica dopo che si fanno i figli sono … molto più che veri, che ora che scrivo Mete ha già tre anni da un mese e mi pare ieri che mi cresceva il pancione… E dunque, mai e poi mai sprecherei il tempo che mi è concesso, perché, come recentemente ho avuto modo di leggere “abbiamo solo 18 estati da passare insieme…godiamocele!”.

Il cosleeping è uno dei tabù dell’attuale società: insieme ad allattamento al seno è forse il più grande tabù, che si sa, prima delle mamme e dei bambini, son nati i biberon e i lettini, circa venti ere geologiche fa…😙. La mia non è una critica, ma una provocazione: ognuno può vivere libero e sereno come meglio crede la propria genitorialità ma è bene ricordare cosa è fisiologico e cosa non lo è. Come sempre, secondo me, bisogna fare le scelte della propria esistenza perché si è coscienti e consapevoli di cosa si fa e del perché, non perché “così fan tutti”. Comunque prima di avere Mete, almeno cinque anni prima, pensavo che la normalità fosse allattare con un biberon e mettere il neonato in una stanza… conoscevo anche delle mamme che facevano questo processo di lasciar i neonati a piangere nella culla “per abituarli a stare da soli”. Quella che la mia società e la cultura in cui vivevo mi propinava, mi pareva giusto. Poi conobbi una mamma che aveva fatto il parto in casa (mia cognata) e che mi prestò la prima lettura illuminante sull’argomento nascita “ il ginecologo e l’agricoltore” di Odent, e le mie prospettive cambiarono radicalmente. Come in altri risvegli, fu come scoprire che la completa cecità si era sostituita al buon senso: tutto ciò che leggevo e scoprivo mi sembrava così sensato, con un senso di appartenenza, così fisiologico, che mi chiedevo come aveva potuto ciò che è normale essere stato scambiato per ciò che non lo era.

Adesso che mamma lo sono per davvero, non riuscirei ad immaginare modo migliore per vivere l’esogestazione dei miei  figli se non con l’allattamento a richiesta, il contenimento ed il cosleeping. Sul cosleeping in particolare, vorrei dire che anzi, è stata proprio l’ancora di salvezza: nelle notti con i risvegli per le poppate e in generale con tanto sonno addosso, proprio non riuscirei ad immaginare di dovermi alzare dal letto, prendere il bambino dalla culla, tirare fuori la tetta (questo nella versione più pratica, c’è anche la versione più complicata ovvero preparare prima il biberon, bollire, versare, mescolare, misurare, etc) e tornare a dormire. Un’altra cosa che ho imparato è che, come in altri aspetti, non avere false aspettative e conoscere bene ciò di cui si parla aiuta a vivere meglio situazioni impegnative e faticose, come quelle del ritmo sonno/veglia del neonato e delle poppate notturne. Un neonato NON scambia la notte con il giorno, e la quantità di volte per cui si sveglia per poppare è strettamente personale/caratteriale, per esempio Mete si svegliava molto spesso, Rumi molto meno. Entrambi però sono sempre stati piuttosto celeri nel riaddormentarsi: finita la poppata, cambiato l’eventuale pannolino, liberato del gas in un modo o in un altro, si riaddormentavano velocemente e serenamente vicino a me, se non addirittura alla tetta. Io penso che questo sia stato per forza di cose una conseguenza dal sentirsi protetti, vicini, soddisfatti. E io stessa stavo bene e non avrei mai mollato quel fagotto profumato.

Una delle questioni che viene sollevata in merito al  cosleeping è l’indipendenza del bambino. Cose del tipo “ non lascerà mai il lettone; crescerà con un sonno disturbato, etc.”. Io stessa, con Mete, mi sono fatta delle domande strada facendo, mi sono chiesta chissà come andrà, faremo bene o faremo male? I primi due anni la casa dove vivevamo non ci dava fisicamente la possibilità di far passare Mete al suo lettino. Però abbiamo avuto modo durante i nostri viaggi di verificare cosa succedeva se dormiva in un lettino tutto suo. Nulla, non succedeva nulla, se non che … dormiva. Ci è successo la prima volta alla Canarie a 11 mesi, l’airbnb che avevamo affittato aveva anche un lettino classico con le sbarre, e abbiamo provato a mettercelo. E lui ha dormito della grossa. Svegliandosi ovviamente per le sue poppate. Poi abbiamo riprovato su in montagna a casa dei nonni. Stessa storia. Quando poi abbiamo traslocato nella casa nuova, siamo andati a comprare il lettino per Mete. Lo abbiamo scelto insieme, gli abbiamo spiegato che era tutto suo, che era bellissimo, etc . Lo abbiamo posizionato in camera e abbiamo creato un rifugio, una tana, con una tenda, i cuscini, il suo peluche (vedi qui come l’abbiamo organizzato). Mete aveva poco più di due anni e mezzo, e abbiamo iniziato una nuova routine: la nanna nel suo lettino. La sera lo accompagno in camera, gli racconto la sua storia preferita, gli preparo la tenda attorno alla testata del letto, gli dico quanto gli voglio bene e le cose bellissime che ha fatto durante la giornata, lo bacio e gli do la buonanotte. E lui si addormenta da solo nel suo letto. A distanza di sei mesi, siamo arrivati al punto che lui stesso per il pisolo del pomeriggio o per la nanna notturna mi dice “mamma ho sonno vado a letto” e se gli chiedo “ vuoi venire nel lettone con me a farla?” (cosa che soprattutto per il pisolo pomeridiano mi fa piacere) quasi sempre mi dice “ no, preferisco andare nel mio lettino”. E così di solito il nostro rito adesso è che quando si risveglia viene a trovarci nel lettone. Anche Rumi ha il suo lettino, ma negli ultimi mesi ha fatto i molari e adesso sta facendo i canini, per cui, lui che di solito dorme all night long, si risveglia più volte per ciucciare il biberon oppure per essere consolato, e dunque lo teniamo ancora nel lettone. Lo teniamo ancora anche perché è ancora piccolo e ci sembrava ingiusto mandarlo di la così prima di Mete (ha 19 mesi) ma sarò contenta quando sarà di la più che altro perché staranno insieme, ma anche lui, durante le vacanze, ha avuto modo di provare il lettino in solitaria, con lo stesso successo di Mete.

Una cosa che Mete ha voluto per la notte è un po’ di luce, così abbiamo preso una lampada di sale rosa per illuminare in maniera tenue la stanza. Non aveva mai manifestato questo timore atavico del buio e anzi qui in campagna ci sono state sere in cui ha corso fuori al buio, ma si vede che nello stare da soli le cose cambiano. Un’altra cosa che mi è piaciuta finora del cosleeping non è solo la parte che riguarda noi genitori, ma anche quella tra i fratelli. Mete e Rumi hanno dormito insieme per la prima volta nel lettone poche ore dopo che Rumi era nato, e da li la cosa è proseguita fino appunto al trasloco alla casa nuova. In qualche modo sono certa che questa cosa ha aiutato la conoscenza e il bonding tra i due, anche e soprattutto in maniera inconscia. Mi piace ricordare che siamo anche noi mammiferi e mi piace pensare a come fanno i nostri fratelli animali: tutti insieme, accoccolati; ci si riconosce tra madre e padre, tra genitori e figli, tra fratelli.

Con questo mio post vi dico: dormite come vi pare! Trovate il vostro modo e fatelo funzionare, e se è stare separati.. che così sia. Ma a tutte le mamme che si sforzano di “addestrare” il bambino a dormire lontano da esse, mentre tutto il loro essere urla che cosa sto facendo, dico: tenetevi vicini i vostri bambini. Accoglieteli. Conteneteli. Abbracciateli. E’ un tempo intenso, ma breve. Finirà prima che ve ne rendiate conto, e non tornerà mai più. Nei momenti difficili siate grate di ciò che avete: salute, una casa, una famiglia che vi ama, la vostra forza, le vostre capacità, questa possibilità. Spesso è solo questione di prospettive, e tutto cambia. Fatevi aiutare nelle cose meno importanti se ne avete la possibilità: le pulizie di casa, cucinare, etc, o trascuratele con gentilezza senza rimorsi e senza rimpianti: non sono la polvere sotto il letto o la lavatrice fatta che vi porterete nei ricordi degli anni a venire.

Infine, sappiate che l’umanità evolve a piccoli, significativi passi. Questo è uno di quello. Un rapporto più amorevole, dedicato e vicino ai vostri figli, contribuisce alla formazione di esseri umani diversi, proiettati al sentire, sensibili e capaci di riconoscere le proprie emozioni. Il futuro vuole questo: una nuova umanità, mai vista prima, che possa costruire un futuro diverso e luminoso su questo pianeta 🌏.

Un libro che vi consiglio assolutamente di leggere è “E se poi prende il vizio” dove, tra gli argomenti, viene dedicato ampio spazio anche al cosleeping e alle questioni che riguardano il sonno dei neonati e dei bambini.  Tratto dal libro:

“Troppo spesso si vive nonostante il bambino, non insieme al bambino. I piccoli sono considerati purtroppo come persone d’intralcio nell’organizzazione della giornata, dei rompiscatole, dei piccoli tiranni, furbi ed egoisti, che vogliono sempre rivolgere l’attenzione su di sé. La mia proposta è che, anzi, si veda la nascita di un bambino come un’occasione meravigliosa ed irripetibile – anche per noi adulti “globalizzati” e indaffarati- di assaporare un risveglio, prendersi qualche mese/anno per ridiscutere i tempi e le abitudini di tutta la famiglia, così come i neonati stessi ci suggeriscono”

Vademecum per genitori assonnati:

  • E’ normale e fisiologico che i bambini abbiano risvegli notturni, di solito fino ai tre anni di vita.
  • I neonati e i bambini hanno innate tutte le competenze necessarie per acquisire spontaneamente ritmi fisiologici di sonno/veglia. Basta non interferire e conoscere la fisiologia per accompagnarli serenamente verso questo atto di crescita.
  • Quando nasce un bambino i suoi ritmi di sonno sono sincronizzati con quelli della madre e continuano ad esserlo nei mesi seguenti, se questi dormono vicini. Perciò la madre avrà un sonno migliore e più ristoratore se dorme vicino al suo bambino.
  • In molte culture è normale che i bambini dormano coi genitori senza conseguenze patologiche di nessun genere sia a breve che a lungo termine.
  • L’allattamento al seno a richiesta è tale se effettuato anche di notte, anzi di notte il latte di mamma è ancora più facile da succhiare perché aumentano le concentrazioni di prolattina e ossitocina, gli ormoni dell’allattamento.
  • Fino al terzo mese di vita il bambino non attraversa stadi di sonno profondo né secerne la melatonina (un ormone che induce il riconoscimento e l’instaurarsi dei ritmi luce/buio) per cui non ha senso l’idea secondo cui il neonato possa “scambiare il giorno per la notte”.
  • Esistono molti libri in commercio che suggeriscono metodi per far dormire i bambini: sono privi di qualsiasi riscontro scientifico e molte associazioni di pediatri si sono espresse sulla loro pericolosità. Nessun bambino è uguale a un altro e un modo di dormire uguale per tutti non esiste!
  • I genitori sono liberi di scegliere modalità e luoghi in cui tutta la famiglia dorme meglio.
  • Il sonno è un esigenza fisiologica come mangiare, bere e muoversi: tutti i bambini a loro modo, prima o poi, mangiano e bevono da soli, camminano e dormono senza bisogno del sostegno dei genitori. Si tratta di una conquista graduale e rispettosa dei tempi di ogni bambino e della fisiologia.
  • I bambini che hanno effettivi disturbi del sonno non sono quelli che si svegliano durante la notte, ma quelli che non riescono a riaddormentarsi anche per ore dopo il risveglio notturno.
  • Rispondere prontamente ai bisogni del bambino e ai suoi segnali. sia di notte sia di giorno, non lo vizia ma costituisce la base per la sua autostima e per la fiducia negli altri anche in età adulta.
  • Il pianto dei bambini è sempre un’indicazione di stress o di disagio emotivo. Non rispondere al pianto dei bambini (ovvero evitare di confortarli) insegna ai bambini a non cercare un conforto emotivo quando sono in una situazione di disagio. Questo vuol dire che perdono fiducia nelle figure parentali e nella relazione che si instaura con loro.
  • Intorno ai sei mesi di vita i bambini sperimentano l’ansia da separazione. Questo vuol dire che devono elaborare il concetto che se la madre (o un altra figura parentale di riferimento) si allontana, poi ritornerà e oro non verranno lasciati soli. Questo processo di elaborazione può durare diversi mesi, ma è essenziale per il loro equilibrio anche in età adulta.
  • I bambini normalmente hanno bisogno dei genitori per essere confortati di notte fin circa ai tre- quattro anni (alcuni prima, alcuni dopo, dipenderà dal bambino) e questo non può essere etichettato come disturbo del sonno.
  • I bambini svilupperanno un attaccamento tanto più sicuro quanto più la loro richiesta di conforto e rassicurazione verrà soddisfatta dai genitori, sia di giorno che di notte.
  • Per un genitore, sentire il proprio figlio che piange in maniera incontrollabile e non intervenire per calmarlo e rassicurarlo è una forte fonte di stress.

Ah, at last but not at least, alla fatidica contestata questione di sempre, ovvero ma la coppia, ma l’intimità, ma non va bene etc.. Io rispondo… Siamo riusciti a fare tre figli in quattro anni di cosleeping, si vede che nonostante tutto ci si trova i propri spazi 😁. Perché sarà mica che s’ha da fare tutto sempre e solo a letto, vero😜? La coppia si adatta, si reinventa, trova nuovi equilibri e si muove come un funambolo sul filo del desiderio stanze facendo. L’intimità e la complicità vanno trovati durante l’arco della giornata, in diversi momenti e spazi, non vanno certo relegati alla stanza e al tempo adibiti al sonno a fine giornata.  That easy 🎉🎈!

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L’amore ha tutte le risposte. Il vostro istinto anche. Tutto ciò che vi serve è già con voi.

Buonanotte 🌒 e Rainbow hugs 🌈 28-05-2019

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