DEL COLTIVARE 🌿 IL FUTURO 🌀 E DEI BAMBINI 👧🏽

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Nell’alternarsi delle stagioni, la terra racconta le storie del vento, della pioggia, delle pietre e delle radici e il vero contadino è colui che sa ascoltarle. Colui che semina compie il più grande atto di fede. La terra premia o condanna come un inflessibile giudice che non rivela mai i motivi del suo giudizio. E bisogna davvero credere nel futuro per affidare un seme fragile alle forze del vento, dell’acqua e del sole. Fabrizio Caramagna

I bambini sono messaggeri di luce, di pace e di vita. Portano con se la saggezza del cosmo, e sono davvero i nostri maestri, se siamo capaci di metterci in ascolto. Una cosa la so per certa, oltre al fatto di voler vivere in natura, quello che davvero è importante è ricordarci l’ordine delle cose, l’equilibrio della natura, e coltivare – quanto più possibile- il nostro cibo. Si, perchè se si vuole fare un cambiamento, bisogna farlo in modo un po’ radicale. E’ importante recuperare un po’ di autonomia, un po’ di conoscenza sul tempo e le stagioni, sulla terra e i suoi umori, sulla pioggia, il vento, le gemme degli alberi e i germogli delle piante. Quando cercavamo casa, due anni fa, sapevamo che la volevamo in campagna (dove già vivevamo da due anni), con un piccolo terreno (bisogna saper essere oggettivi, la terra necessita di cura e il tempo e le risorse sono quelle che sono) già avviato possibilmente con alberi da frutto. Ecco, la frutta era una delle nostre prerogative, la cosa che ci piaceva di più sognare, e alla quale ambire. E così, quando dopo aver visto tante, tantissime case, durante un autunno e un inverno lunghissimi, passato in macchina di qua e di la con un neonato nato a metà ottobre e un bambino di nemmeno due anni, l’Universo ci ha ripagati. Avevo visualizzato più volte il mio desiderio, nelle notti in cui carica di stanchezza ma anche di speranze allattavo il mio bambino ascoltando il respiro dell’altro che dormiva, vedevo e immaginavo come doveva essere la nostra casa, il nostro nido. Un luogo non troppo grande, ma confortevole, e tanti tanti alberi da frutto. E isolata il più possibile, ma comoda da raggiungere rispetto al paese. E una notte, dopo aver finito di allattare, ho dato un occhiata agli annunci privati, e oh, ne ho visto uno nel paese che ci interessava. L’ho segnato ma senza essere troppo ottimista, venivo da giorni di visite su visite ad altre case, e questa aveva un prezzo decisamente interessante e una descrizione che pareva perfetta, ed una unica, foto, piuttosto bruttina.

Il giorno dopo il proprietario ci dice essere subito disponibile per una visita, e così andiamo. E già mentre facciamo la stradina per arrivarci, seguendo la sua macchina, man mano che incontriamo gli ulivi secolari che costeggiano la strada, una leggera euforia inizia a infilarsi nelle nostre pelli. E quando finalmente svoltiamo nella piccola strada sterrata un po’ nascosta, e arriviamo sotto ad un immenso pino mediterraneo, siamo già increduli. Entriamo e vediamo alberi, tanti alberi. E mi viene in mente… “Colui che pianta degli alberi ama gli altri oltre se stesso. Thomas Fuller.” Mandorli, peri, albicocchi, gelsi, nespole, giuggiole, melograni, fichi, pruni, ulivi, noce, nocciolo, uva, arance, mandarini, limone, clementine… un sogno che diviene realtà. E quella casa, bianca, né piccola né grande, ma giusta per noi, per i nostri sogni, da mettere a posto ma nemmeno troppo disastrata. Io e Matteo ci guardiamo e con lo sguardo ci diciamo a chiara voce: è questa!

E il giorno che finiremo il trasloco – più o meno- scopriamo che sono incinta. Alma Luna ha atteso avessimo questa casa, per decidersi ad arrivare. Man mano che viviamo nella casa, creiamo i nostri orti. Quest’anno è l’anno migliore, io non sono incinta, Alma non è appena nata, e iniziamo ad avere risorse come tempo ed energie sufficienti per creare le cose con un certo ritmo. Principalmente è Matteo che semina e pianta con i bambini, a volte partecipo anche io. Mettiamo insalate, tantissime, bietola, barbabietola, rucola, prezzemolo, sedano, finocchi, e poi pomodori, zucchine, basilico – tantissimo- coriandolo, melanzane, peperoni, fagiolini, piselli – che però crescono anche selvatici in abbondanza nel vigneto e che i bambini amano raccogliere e sgranocchiare direttamente li- radicchio, ravanelli, girasoli (da cui speriamo di raccogliere i semi), kale, cavolfiore, spinaci, e tanto altro. I bambini vengono sempre coinvolti, e man mano diventano autonomi nel raccogliere e nel prendersi cura delle piante. Sanno che i fiori vanno lasciati in sinergia con le piante, oppure sanno che il basilico è felice vicino al pomodoro e viceversa; sanno che se c’è una zucchina malata è meglio tagliarla via, oppure che quel temporale serviva proprio perché alle piante servono acqua e sole, per crescere felici. Sanno che se ci sono troppe cimici vicino ai pomodori non è che va molto bene, e allora magari qualcuna la prendiamo e la mettiamo da unaltra parte, e che le coccinelle sono antagoniste delle afidi e che quindi aiutano le piante a crescere in salute. Sanno che una volta che pianti il seme poi ci vuole qualche giorno ed inizia a germogliare, e che bisogna aiutarlo e proteggerlo, perché è piccolo e delicato. Sanno che ci sono delle fasi, che c’è necessità di aspettare qualche luna, prima di iniziare a vedere i frutti. Sanno che terra vuol dire anche piegarsi, abbassarsi, sudare e faticare un po’. Significa vangare e strappare. Così come sanno attendere i frutti, osservano prima le gemme ad inizio primavera, i fiori, le prime foglie, e il fiore che diviene frutto, e il frutto che matura, sotto il sole glorioso che scalda sempre di più. E che gioia infinita raccogliere quando si è affamati un frutto maturo dall’albero. Che gioìa che vedo nei loro occhi, sono così felici di farmi notare quando un frutto è maturato. E raccogliere le patate insieme diviene una caccia al tesoro, scoperta e sorpresa di come e quante saranno le pepite dorate tra le zolle di terra.

Coltivare è importante. Ci riporta alle radici, ci riporta alla realtà. Dovrebbe essere una pratica che tutti, in una certa misura, dovrebbero fare nella propria esistenza. Non possiamo nasconderci dietro l’abbondanza insostenibile che nasce dai supermercati, dal lavoro altrui, dal trasporto, dall’inquinamento, dallo sfruttamento di qualcun altro. Non dico che tutti dovrebbero fare i contadini, però dico che tutti dovrebbero sostentarsi in una certa misura. Il cibo è un bene primario, una necessità fondamentale per l’esistenza; in fondo è il motivo per cui si è costretti ad alzarsi al mattino ed andare al lavoro, o no? Non era quello il motivo? E se invece lavorassimo un po’ meno per altri e ci coltivassimo qualcosa per noi? Per dare il giusto peso alle cose, per comprendere gli sforzi, i costi, la possibilità, la sostenibilità, la realtà di quanto ruota intorno a questo argomento, si dovrebbe comprendere appieno che cosa significa essere in balia delle stagioni, doversi prendere cura di una pianta affinché dia i suoi frutti, rispettando però il terreno e gli animali che vivono con noi, accettare l’abbondanza quando c’è come la mancanza della stessa quando va diversamente, evitando veleni, sostanze e tecniche nocive; affidando alle nostre mani e alla nostra schiena il lavoro di portare in tavola il cibo per noi e i nostri figli.

Coltivare è importante per comprendere la qualità di quello che viene dalla terra: il gusto, il sapore, la consistenza e confrontarli con quelli che si comprano. Solitamente, non c’è paragone.

E implicita, in questa lezione, ce ne sono tante altre, io credo; lezioni che radicano nel cuore e nella mente dei nostri figli, i bambini, creature devote alla conoscenza e alla crescita, portatori inconsapevoli del vero cambiamento.

Forse queste mie parole possono sembrare radicali, estreme, anche un po’ strane. Vi invito, vi invito a trovare il modo di coltivare un pochino, almeno un po’ con i vostri bambini. A fargli scoprire come crescono le fragole e le patate, a fargliele raccogliere, a piedi scalzi e con le mani nella terra. A liberarli dall’illusione del cibo tagliato a pezzetti in confezioni di plastica, in un banco frigo di un supermercato qualunque. E certamente non coltiverete tutto e comprerete ancora, in quel supermercato, ma il seme più importante lo avrete seminato, quello della consapevolezza, nel cuore dei vostri figli.

Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare se stessi.
Mahatma Gandhi

To be continued ➡️

Rainbow Hugs 🌈 19-06-2020

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