HOMESCHOOLING 🏡 IMPARARE INSIEME ðŸ‘¨â€ðŸ‘¨â€ðŸ‘§

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In questo momento storico così particolare, vorrei condividere la nostra scelta germogliata e poi radicata in questi ultimi 4 anni di stare il più possibile con i nostri figli, e dunque di occuparci in maniera diretta anche della loro istruzione. Sapete, esiste l’obbligo all’istruzione, non alla scolarizzazione. E che cosa bisognerebbe istruire per davvero ai nostri bambini? e da dove partire alle loro età? Io dico siamo vivi, immersi nella vita, circondati di vita, cominciamo da questo. E la vita è fatta di tante cose, e l’esperienza è il mezzo migliore per imparare. Per molti questa può sembrare una scelta estrema e forse difficile da comprendere, ma nella mia visione delle cose è naturalissima e supportata da numerose motivazioni.

Una è che non voglio delegare questo importante compito a qualcun altro in questa fase della loro vita. Il che non significa che anche altri non debbano insegnare ai miei figli, anzi, credo l’opposto: ma a tempo debito. Adesso io voglio essere una parte attiva in questo. Adesso, che la conoscenza da trasmettere non è specialistica, ma è di fondamenta. Ora, che queste piccole persone si stanno formando, io di persona personalmente voglio controllare che il terreno sia adatto a loro, che possano avviarsi al loro percorso protetti: perché sono piccoli, troppo piccoli per essere mandati nel mondo, tante ore, più o meno soli.

Secondo, credo che imparare attraverso dei concetti proposti in maniera sterile soffochi lo spirito – innato- di voler esplorare, scoprire ed imparare nei bambini. Siamo abituati ai concetti, ci hanno insegnato il concetto come punto di inizio e abbiamo dimenticato che i concetti nascono dopo tanta ricerca, tante esperienze, successi e fallimenti. Qualcuno, alla fine, unisce pezzi, collega i puntini e teorizza il concetto. Prima si realizza, poi si teorizza: ecco un bel motto!

Terzo, credo che ancora di più lo ammazzi il dover stare seduti in classe tutto il giorno. Pensateci: chi ha più domande, più amore per la scoperta, più voglia di imparare e di saltare e di correre di un bambino? Nessuno! L’uomo quando è agli albori della sua vita ha una tale voglia di conoscenza che è un delitto spegnere questo fuoco. Quanti corsi, libri, counselor, scuole, etc ci sono dedicate all’adulto che vuole “mantenere viva la fiamma della curiosità” o “riattivare gli stimoli creativi” etc etc? Credete che tutto questo sia stato spento solo con il passare degli anni? Io credo di no, credo che sia stato sistematicamente soffocato. Certo, non sempre e non necessariamente un iter scolastico porta a questo: ci sono grandi insegnanti e strutture meravigliose, dedite ad una pedagogia di qualità e che utilizza strumenti validi, ma nei primi anni di vita dei miei figli io non voglio affidarli ad altri. Ma lo stare seduti, al chiuso, tante ore proprio non lo concepisco. Nelle nostre passeggiate capita di interrompere una corsa perché passa uno stormo, ci fermiamo a guardarlo, a volte anche sentiamo il battito di ali di centinaia di uccellini. Si aprono un milione di spunti da approfondire: la geografia (raccontando il viaggio di migrazione), la forza di stare insieme e essere una comunità, le stagioni, le emozioni e i brividi che ti vengono.

Vedo nel mondo diversi- migliaia, di genitori dediti all’homeschooling, di fatto vi sono intere comunità che si sono create e che condividono questo percorso insieme, solitamente con un approccio Montessori- Waldorf. Uno dei punti focali che mi piace di questo percorso è che non ha fretta. Non è una gara. Non c’è un calendario predeterminato da seguire , si tengono conto anche le volontà del bambino. Il che non vuol dire non dare stimoli, anzi, noi cerchiamo di predisporre strumenti, nozioni e possibilità, solo non sforziamo il bambino e soprattutto non giudichiamo il suo percorso (niente voti, insomma!). Perchè le mie- le nostre priorità sono altre. Per esempio, mi interessa che i miei figli abbiano una conoscenza, una intelligenza emotiva. Che conoscano il range di emozioni e che sappiano interagire con esse e soprattuto elaborarle e gestirle. Che conoscano il senso di autonomia, di libertà, propria e di chi gli sta intorno. Che abbiano una conoscenza sulla sessualità (puoi leggere questo post dedicato se ti va) e su temi come affettività, il corpo e le sue sensazioni, il rispetto e l’amore. Che sappiano cosa è il dialogo, la sincerità, il sapersi mettere a nudo con chi abbiamo di fronte, che la verità è lo strumento di crescita più potente che abbiamo, anche se a volte è spaventosa Che siano coscienti che la natura non è una cosa a se stante, ma che ANCHE NOI siamo natura, e dobbiamo rispettarla. Curarla, coltivarla.

In pratica, ogni momento è adatto. Tavolo e sedia non servono quasi mai, piuttosto si usano: terra mani semi zappette secchi vasi sassi legni fiori foglie occhi orecchie martello seghetto coperte biciclette stivali sandali annaffiatoi forbici. Adesso arriva la primavera, ecco fa più caldo e si può uscire con meno vestiti. prima era inverno, abbiamo visto la neve, il sole al mattino non c’era, alla sera andava dall”altra parte” presto, stava basso quasi sotto la chioma del nostro pino che, fra l’altro, è una delle poche piante che non ha perso le foglie: quante foglie abbiamo raccolto e messo nel compost. Fuori solo pettirossi e gazze. col sole di primavera invece i bambini hanno già avvistato il falco, Mete lo conosce dall’anno scorso, è stato suo il primo avvistamento dell’anno: il falco è un rapace, ha gli artigli e un becco appuntito perché mangia gli altri animali. l’abbiamo visto sul libro, alla sera. ma le sue ali spiegate, ben dritte, immobili, il suo girare intorno alto alto (perché papà gira in torno? cosa vede?ha fame?il vento lo fa volare?) non si comprendono dalle pagine del libro. quando lo vedi e ti emozioni non te lo scordi più: l’hai imparato? io credo di sì.

La luna è uno dei primi avvistamenti che abbiamo fatto, una delle prime parole pronunciate. a volte c’è di giorno, a volte di sera, a volte non c’è proprio. quando sale dopo il tramonto all’orizzonte è molto grossa. quando cala ha la gobba a levante, è il momento giusto per piantare i semi. Non sempre viene naturale. Occorre portarseli i bambini nell’orto, zappare e concimare con loro, mettendoci molto tempo in più del “normale”, soprattutto se i bambini sono più di uno (per fortuna). Poi i semini, se li prepari qualche giorno prima, nell’acqua, puoi vedere come mettono prima di tutto la radice.. ecco il momento: prepariamogli una bella casetta , Pachamama ci aiuta, li prende con se. Noi non dimentichiamoci di tenerli sempre all’umido i primi tempi, perché sono piccoli e i piccoli hanno bisogno di cure e attenzioni, vanno protetti. Sui libri andiamo a vedere, cosa succederà ora? cresceranno due foglioline. per qualche giorno non succede nulla nell’orto, sarà vero che crescono le foglie? poi, un mattino, è già sbocciolato! Non c’è un età cui iniziare, loro son sempre pronti, sta a noi trovare per cosa. Appoggio Alma sulla coperta, siamo nel prato. Va subito ai bordi della coperta, cerca il prato, l’erba (verde, sopra il cielo è blu dice Rumi), la terra. Gratta e strappa e cerca di mangiare i fiori: ho piazzato la coperta in una macchia di calendula, commestibile e in un posto pulito che tengo d’occhio da gennaio. 

Quasi tutto è ancora da scoprire per i bambini: gli alberi non sono tutti uguali. ci sono gli spinosi, quelli con i rami bassi, quelli con i rami in alto, quelli forti come il noce che ci puoi salire anche se il ramo è fine e quelli come il fico che meglio stare attenti e tenersi solo ai rami grossi. è meglio che sotto ci sia il prato, meglio imparare il proprio limite, magari fermarsi e  chiedere aiuto: il papà o la mamma sono lì, comunque. ci sono gli alberi dalla corteccia liscia come il fico, il noce giovane, l’arancio, il limone, e quelli con la corteccia rugosa e ruvida, di solito quasi tutti gli alberi vecchi e poi il pero, l’albicocco, il pino. a volte ci si ferisce, esce il sangue, si mette il cerotto. il sangue porta l’ossigeno e il cibo dappertutto nel nostro corpo, è rosso. il cuore lo muove,è dentro come nei tubicini, sotto la pelle. Con il gioco montessori abbiamo visto che sotto la pelle ci sono tantissime cose: i vasi sanguigni, gli organi, i muscoli, le ossa. anche gli animali hanno il sangue, anche gli animali sono vivi, e se c’è la vita c’è la morte. il nostro gatto, Nano, si è ammalato. l’abbiamo curato ma è morto. l’abbiamo salutato, abbiamo messo fiori e ricordato di come saliva sugli alberi quando faceva le passeggiate con noi, per giocare. Abbiamo riso, e poi siamo diventati tristi perché adesso il suo corpo non era più con noi, era nella terra. Ma se chiudiamo gli occhi lo possiamo ricordare, ci siamo abbracciati, abbiamo pianto, quel pianto di quando un cambiamento è per sempre, pianto perché “per sempre” è troppo da concepire per la nostra razionalità mortale. Non era solo un gatto, era una presenza nelle nostre vite, che non ci sarebbe più stata.

Nella natura la vita e la morte sono ovunque, mai sole. tutto è una catena, l’uccellino morto è già pieno di mosche, che nascono proprio dalla sua morte. La morte impressiona, l’unico antidoto è la vita. i gattini che nascono, la gatta che li allatta, le lucertole piccole appena nate, le larve che trovi nella terra, i bruchi sui cavoli: così piccoli eppure mangiano tutte le foglie. Da bruco a farfalla, figlio mio, è tutta una trasformazione, un cambiamento, un divenire: non ci si bagna due volte nello stesso fiume, diceva Eraclito tantissimi anni fa. Filosofia greca, dal bruco che ha mangiato la nostra kale. E gli elementi: fuoco, aria, acqua, terra: li impariamo a conoscere toccandoli, vedendoli, preparandoli, ammirandoli. L’odore della terra dopo che ha piovuto, la consistenza della sabbia quando la terra è secca, l’acqua che scende dalle nuvole rigonfie che ha portato il vento da nord, il fuoco che ogni tanto accendiamo la sera per onorare il crepuscolo, le scintille che volano in alto e il calore che emana, questo piccolo sole. E musica, tanta. E ballare, fare yoga, muoversi. E cucinare insieme. E veder nascere i propri fratelli, che la vita è potente. 

Libri, montagne di libri, per quando piove ma anche per finire la giornata, o per stare un po al caldeggio. per vedere e imparare giochi e abilità nuove. colorare nei contorni, scrivere i numeri e le lettere, scrivere il proprio nome. si può scrivere il proprio nome con tante cose, anche con il fango. o sulla spiaggia. con dei sassi o delle foglie (se non c’è vento). Libri di storie, perché di storie e opinioni ce ne sono tante e non una sola, quella cui si è più abituati. Libri di supporto, come gli erbari e i “fungari”. alcuni funghi si mangiano, altri con lo scheletro no, fanno venire male alla pancia. c’è anche il doppio scheletro, aiuto meglio non toccarli nemmeno!!! libri utilissimi per approfondire la realtà che si ha alla propria portata, sottomano. 

e viaggi, che aprono la mente, ti mostrano realtà diverse, anche solo nelle piccole cose. Colazioni diverse che a casa, letti diversi, paesaggi diversi, parlare diverso. e bellezze: montagne, ruscelli tramonti spettacolari. Arte, architettura e opere artificiali in genere, per ora considerata l’età ristrette a parchi archeologici (ovvero grande libertà per i bambini e spazi aperti), monumenti e Paestum, Pompei, Saturo, le Colonne Brindisine, campanili, turbine a vento, che a guardarle da sotto sembra che cadano quando si muovono le pale.

Ci vuole avere il tempo per seguire i figli in questi primi passi, cercando di preparare il terreno giusto, per forza di cose, per tentativi. Offrendo tante opportunità e osservando le inclinazioni e le debolezze, lasciando la scelta al bambino per quanto è possibile. 

Cosa deve imparare questo essere umano di 4 anni, di 2 anni, di 6 mesi? a far di conto? a scrivere? a recitare la poesia? a suonare? ad amare e sentirsi amato? ad avere fiducia nelle sue intuizioni? a fidarsi, anche mettendosi a nudo? a conoscere le proprie emozioni, quelle piacevoli e quelle meno? Per me non deve imparare nulla, semplicemente assorbirà come una spugna dalla vita che vive. 

ma alla fine la domanda rimane sempre, cosa offrire a un bambino di 4 anni, di 2 o di 6 mesi?  a far di conto? a scrivere? a recitare la poesia? a suonare? ad amare e sentirsi amato? ad avere fiducia nelle sue intuizioni? a fidarsi, anche mettendosi a nudo? a conoscere le proprie emozioni, quelle piacevoli e quelle meno?  certo una moltitudine di cose servono nella vita, infinite son le possibilità da percorrere e unica è ogni persona, ma per noi sentirsi amato e amare, sentirsi parte di un ciclo più grande, sentirsi potente e capace di interagire, vivere la pace come via maestra, aver fiducia in sé e negli altri, sentire l’ottimismo e la speranza che nascono dall’impegno e dal lavoro costante, conoscere e saper usare il proprio corpo sono le fondamenta su cui, giorno dopo giorno, sempre più autonomamente costruirà la propria vita.

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“Mentre cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, i nostri figli ci insegnano che la vita è tutto.” Angela Schwindt 

To be continued ➡️

Rainbow Hugs 🌈 13-03-2020

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