ZERO WASTE ♻️ MINIMALIST LIFE 🌀 UPDATE ✔️

 

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Man mano che il percorso ZeroWaste procede, cresce la consapevolezza e la conoscenza, perchè tante scoperte si fanno durante questo viaggio! Proprio come dicevo nei post precedenti (vedi qui e qui )  è come quando ho intrapreso il cambiamento e iniziato lo stile di vita di Vegan: è una crescita interiore e pratica che migliora la nostra vita e il nostro impatto sul pianeta. Al contempo, come famiglia e dunque come genitori, è la possibilità di avere un grande strumento di educazione nei confronti dei nostri figli: educazione al rispetto, alla conoscenza, alla sostenibilità, alla verità, ai propri limiti, all’ecologia e molti altri temi che toccano il quotidiano.

Una cosa che stiamo facendo sempre di più è acquistare scarpe e vestiti al mercato dell’usato. Abbiamo la fortuna di avere un mercato dell’usato molto fornito in un paese qui vicino, ogni sabato. Si trova di tutto: scarpe, vestiti per adulti e bambini, accessori, coperte, tappeti, lenzuola, giocattoli. In base al periodo ci sono le particolarità, per esempio nel periodo di carnevale si trovano centinaia di costumi di carnevale, ad inizio primavera ed autunno gli stivali di gomma, in estate gli asciugamani da spiaggia e via dicendo. A parte il risparmio di soldi (di solito i vestiti costano 0,50-1 euro al pezzo, fino a 5 euro per giacche e cappotti; le scarpe variano dai 2 ai 7 euro) che è una buona cosa ma non il motivo principale che ci spinge a farlo, c’è l’aspetto sostenibilità: l’industria della moda è infatti una delle industrie più inquinanti e se ne parla troppo poco. “Secondo un report delle Nazioni Unite l’industria della moda ha una grossa fetta di responsabilità nell’inquinamento globale. Come può un prodotto che deve essere seminato, cresciuto, raccolto, setacciato, filato, tagliato e cucito, lavorato, stampato, etichettato, impacchettato e trasportato costare un paio di euro? Sono da attribuire a questo settore il 20% dello spreco globale di acqua e il 10% delle emissioni di anidride carbonica nonché la produzione di più gas serra rispetto a tutti gli spostamenti navali e aerei del mondo. Allo stesso tempo le coltivazioni di cotone sono responsabili per il 24% dell’uso di insetticidi e per l’11% dell’uso di pesticidi facendo del settore tessile il più inquinante dopo quello Oil&Gas. Sempre secondo le Nazioni Unite l’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica e solo l’1% viene riciclato.” (da Repubblica). E oltre ad inquinare così tanto, ricordiamoci che qualcuno da qualche parte viene sfruttato, oltre all’ambiente, ci sono delle persone – probabilmente donne e bambini- che stanno lavorando in condizioni disumane per pochissimi euro al giorno. E tutto questo perchè? Perchè l’industria della moda lavora costantemente sulle nostre FINTE necessità. Ci martella attraverso pubblicità fino ad indurci a credere che per essere felici avremo bisogno del tale oggetto, o che per essere attraenti e desiderabili bisogna avere uno specifico dress code. Persone ossessionate da marchi e quantità mostruose di scarpe, e sono poi davvero felici? In passato anch’io compravo compulsivamente. Facciamo spazio ad altro. E soprattutto, preoccupiamoci di cosa stiamo comprando: i nostri euro sono un investimento per il futuro, così come li spendi, così troverai il pianeta poi. Se dobbiamo comprare nuovo, è bene valutare se ci serve davvero e poi investire, magari qualche euro in più, in aziende virtuose che si impegnano a fare le cose fatte in maniera etica e sostenibile.

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Un’altro aspetto del riuso, è riparare. Citando Battisti in Si viaggiare “Quel gran genio del mio amico, con le mani sporche d’olio capirebbe molto meglio; meglio certo di buttare, riparare. Pulirebbe forse il filtro soffiandoci un po’, scinderesti poi la gente quella chiara dalla no e potresti ripartire certamente non volare ma viaggiare. Sì, viaggiare…” In questo mondo fatto di usa e getta e di obsolescenza programmata a volte può essere una sfida eppure se tutti pretendessimo la possibilità di farlo forse le cose cambierebbero… Certo per molti è una questione di comodità, ma a quale prezzo? Ci vuole un minimo di impegno per avere risultati! Vedi qui per avere info sull’argomento. Così a parte pensare all’opzione riparo quando si rompe un elettrodomestico o un oggetto tecnologico, lo facciamo anche con l’abbigliamento, come del resto facevano le nostre nonne. Invece oggi siamo arrivati al punto in cui un calzino rattoppato è vergogna perché sinonimo di povertà o qualcosa del genere. Io ho rattoppato anche i sandali del mio secondo bimbo, senza vergogna e senza problemi, perché per me invece è sinonimo di coscienziosità. Si era strappata la linguetta che teneva lo strap di velcro e per il resto erano sandali ancora in ottimo stato ( passati a lui da suo fratello Mete e prima ancora dal cugino), che a quell’età non fai in tempo a metterglieli che il piede è già cresciuto; e così l’ho cucito, mentre Mete mi scattava una foto 💚.

Per quanto riguarda la pulizia della casa, sto usando solo l’aceto. A volte ci aggiungo delle gocce di olio essenziale di tea tree e di arancio, a volte senza. Comunque ho comprato degli spruzzini in vetro ( questi ) e li utilizzo in bagno e nel resto della casa insieme a dei vecchi asciugamani tagliati a quadrati che utilizzo al posto della microfibra (qualcuna l’ho tenuta) perchè la microfibra è essenzialmente plastica e ad ogni utilizzo e ogni volta che lo strizziamo rilascia micro particelle che vanno ad inquinare acqua ed ambiente. Gli asciugamani invece sono fatti di cotone e così gli facciamo fare un ciclo completo di vita 🙂. Per lavare i piatti utilizzavo già la spugna luffa ma il vero cambiamento è stata lo spazzolino in agave (questo) e poi questo scovolino : quando comprate questo tipo di prodotti state ben attenti che sia vegan, non sempre sono fatti in tampico (agave) ma spesso sono fatti in crine di cavallo 😱. Per un periodo ho provato a lavare i piatti come molti zerowasters fanno, ovvero con un blocco di sapone di marsiglia all’olio di oliva: è un’opzione allettante perchè dura a lungo ed inoltre il sapone viene venduto senza packaging, ma ho avuto due problemi; il primo, sul quale potevo sorvolare, era che le cose in vetro e in acciaio rimanevano sempre opache,con una specie di patina, la seconda, sulla quale alla fine ho ceduto e ho smesso di usarlo 😞 era che rimane una sostanza grassa e oleosa nel lavandino, tanto che alla fine si arriva ad intasare lo scarico. Da allora sto provando diversi detersivi liquidi per i piatti home made, finora il mio preferito è semplice: far bollire una dozzina di noci saponine in un litro d’acqua, filtrare , far raffreddare e mettere nella bottiglietta del detersivo. E’ un detersivo liquido, non a gel, ma molto efficace e fa anche schiuma. Altra ricetta è 2 cucchiai di sapone di marsiglia polverizzato nel mixer, da aggiungere ad tre tazze di acqua bollente e 3 cucchiai di carbonato di sodio. Diventa un composto gelificato non male. Inoltre autoproduco il detersivo in polvere da usare soprattutto per i pannolini lavabili, lenzuola ed asciugamani. 2 tazze di marsiglia polverizzato nel mixer, 1 tazza di bicarbonato, 2 tazze di carbonato di sodio, mescolo et voilà.

Per quanto riguarda l’igiene personale, sono assolutamente innamorata dei prodotti della Lush! La loro linea nude è fantastica, inoltre, lo shampoo solido mi ha davvero cambiato la vita! Infatti durante la prima gravidanza e poi durante l’allattamento per la prima volta in vita mia ho sofferto di capelli grassi, della serie già subito la doccia erano pesanti. Ho usato prima questo e poi questo ed entrambi vanno benissimo! I miei capelli sono soffici e non mi serve il balsamo (che invece ho preso, sempre solido, per Matteo), inoltre hanno un profumo strepitoso e durano tantissimo ( da luglio sto usando la stessa saponetta). Per la doccia invece questa saponetta è fantastica! Ai bambini ho preso questa della Helan. Il dentifricio lo facciamo noi (vedi post precedente) e adesso faccio anche il deodorante: 3 cucchiai di olio di cocco allo stato solido, 2 cucchiaini di bicarbonato, se lo avete un cucchiaino di arrowroot , 2-3 gocce di olio essenziale di tea tree e 3-4 di lavanda. Buonissimo! Poi mi faccio lo scrub (vedi qui post ricetta).

Quando andiamo in giro cerchiamo di portare sempre le nostre borracce di acqua (vedi post precedente), le nostre posate di legno o bamboo, e le nostre ciotole di cocco. Per fare la spesa usiamo le nostre borsine per le verdure e la frutta riutilizzabili, oppure le cassette di legno (noi andiamo a fare la spesa al mercato o da amici agricoltori bio). Siamo fortunati perchè troviamo anche frutta secca, riso, legumi e cereali in forma sfusa. Se trovassi anche la pasta GF sarei davvero felicissima ma per adesso si fa quel che si può.

Per i regali ai bambini cerchiamo di optare per giochi sostenibili (vedi questi lego 100% biodegradabili della BioBuddi) ma dedicato a questo argomento farò presto un post a se. Per incartare i regali utilizziamo carta che ricicliamo dai pacchi che ci arrivano degli ordini online e che a volte decoro con gli acquarelli, oppure utilizziamo dei foulard o stoffe prese al mercato dell’usato a 50 centesimi che possono essere utilizzati infinite volte e che sono davvero bellissimi da vedere. Un modo simpatico anche per preparare i regali di natale, magari da mettere sotto un albero 100% ecofriendly come il nostro 😉. Continuiamo poi con l’utilizzo dei pannolini lavabili e degli assorbenti lavabili per me, trovi le info in questo post e in questo aggiornamento.

Quando facciamo degli acquisti ricordiamoci che con i nostri soldi investiamo nel mondo che vorremmo: per cui meglio scegliere con attenzione! Meglio regalarsi magari dei servizi (un buon massaggio ayurvedico, una sera a teatro, un biglietto del museo, etc.) oppure potremmo regalare aiutando e sostenendo chi ne ha bisogno. Per il battesimo del nostro nipotino  per esempio abbiamo regalato a quest’ultimo un’adozione a distanza di una bimba meno fortunata che si trova in Zimbabwe con la Planetaria Onlus,  che continuerà fino ai 18 anni. Io e i bambini invece da due anni alla festa del papà sosteniamo Il rifugio degli Asinelli adottandone uno per un anno, un regalo che non implica nulla di materiale se non la stampa dell’attestato da mettere in camera dei bambini, quindi direi che ha un carbon footprint veramente contenuto.

 

Zero waste vuol dire consumare ciò che è necessario, in modo consapevole e sostenibile. Il pianeta sta soffrendo a causa del nostro stile di vita consumistico, e non solo il pianeta: anche le persone e gli animali ne risentono, entrambi vittime di un ambiente depauperato a fronte di eventi legati al cambiamento climatico. Recentemente con i nostri bambini abbiamo partecipato alla marcia per il clima nata dalla caparbietà della giovane Greta Thunberg, è stato bello vedere tanti giovani impegnati per una causa così. I nostri figli sono già consapevoli del fatto che esiste l’inquinamento, infatti quando andiamo al mare ormai Mete di sua iniziativa raccoglie sempre plastica e rifiuti vari, e se da un lato è bello vedere in lui questa azione spontanea, dall’altra è triste pensare che invece che conchiglie e sassolini come quando ero bambina io, lui debba ritrovarsi questi rifiuti al mare.

Insieme, a piccoli passi, possiamo fare la differenza. La nostra domanda crea risposta, il nostro atteggiamento crea l’esempio, condividere le informazioni crea conoscenza, e via di questo passo.

To be continued

Rainbow Hugs 🌈 20-03-2019

 

 

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