CORPO 🌺 DI MAMMA ðŸ‘¶ðŸ¿

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Il corpo. Lo strumento attraverso il quale vivere la Vita. Ma anche lo strumento che crea la Vita, insieme ad un qualcosa che non c’è dato sapere cos’è, forse sarà la polvere di stelle, chissà.

Il corpo, il corpo della donna, venerato nei nove mesi in cui si fa casa, rifugio, luogo di creazione e magia. Il corpo, che si tende, si apre, si fa porta tra la terra ed il cielo.  E dopo? E dopo non se ne parla, è tabù. E dopo non può essere dopo, deve essere prima, come prima. E dopo? Dopo devi fare tutto quello che facevi più il bambino. Così ci dice la società in cui viviamo. Ma la verità è che non vi è momento in cui la Donna è più vulnerabile e più potente di quel dopo. Perché, lei lo sa bene, ha traghettato una vita. Perché, lei l’ha sentito, ha cresciuto qualcuno e adesso è qui, tutto rosa, e ancora lei deve darsi affinché possa continuare a crescere. Deve dare tanto, questo corpo. Deve dare tutto. E in quel dopo, è nata una Madre. E questa madre deve conoscere il bambino, ma anche, deve imparare a conoscere questa nuova se. Perché fare un figlio ti cambia, inevitabilmente, dentro e fuori.

A volte il corpo cambia in maniera palese, è più morbido, più grosso, diverso. Altre in modo impercettibile, magari è una cicatrice appena sopra il pube che prima non c’era, portale inaspettato di vita; altre è un qualcosa che avviene dentro, a livello più profondo, ormonale, e ti squassa. Che sia una cosa o un’altra, di sicuro NON è come prima. Non necessariamente in peggio, non necessariamente in meglio, solamente è diverso. E ci vuole tempo per assestarsi, per comprendersi, per ritrovarsi in questo abito di pelle che è nostro eppure è estraneo. Nell’euforia dell’aver dato la vita pian piano subentrano stanchezza, abitudini sconosciute, necessità inimmaginabili, assestamenti graduali. Allattare un neonato è fatica ed impegno, è un seno che si adatta e che passa da solo strumento di erotismo a strumento pratico, di sussistenza . Che cola latte a tutte le ore, che diventa sensibile, che ti macchia i vestiti, che è gonfio e teso e … c’è. Il ventre che accoglieva il bambino si deve rimettere a posto, dove prima c’erano piedini e manine adesso c’è il vuoto, un vuoto che si risucchia e che smuove- di nuovo- tutti gli organi vitali dentro di noi.

Perché mai dovremmo essere giudicate o dovremmo preoccuparci per i chili che abbiamo preso, o le smagliature che sono nate, o i muscoli che non abbiamo più? Perché dobbiamo essere madri modello, compagne o mogli perfette, capaci di lavorare con una mano, allattare con un altra, pulire casa, fare quello e quest’altro? Questa non è l’ode al lasciarsi andare, io dico solo che i canoni.. sono canoni. Creati a tavolino. Dico che dovremmo imparare a stare bene con il nostro corpo, che dovremmo imparare ad amarci e soprattutto ad ascoltarci. A rispettarci. Se quello che sentiamo davvero è voler tornare simili a prima, va benissimo! Ma deve essere quello che vogliamo noi, non quello per cui pensiamo di essere degne di amore. E la morbidezza mica è un veleno! E lo dico io, secca per la maggior parte della mia esistenza, che dopo la/le gravidanze mi son ritrovata in un corpo molto diverso. Prima di tutto, avevo un seno. Abbondante nella carne e nel donare il proprio latte. E poi curve, e morbidezze, che prima mi erano sconosciute. Mi sono piaciuta? No… quasi per niente. E adesso rivedo le foto di quando mi giudicavo dopo che è nato Mete e mi dico quanto ero sciocca… Perché i miei occhi non vedevano la realtà per quello era. Mi filtravo con gli occhi delle aspettative indotte. Con gli occhi della società.

E poi, ci sono dei tempi. Nove mesi per cambiare, diamogli almeno nove mesi per tornare. O forse anche più, perché nel post partum non hai il tempo che avevi prima, ora non ti occupi più solo di te e/o del partner, ma ti occupi del bambino, e se non è il primo, dei bambini. E il tempo è quella cosa che ricordi che esiste solo quando realizzi che nella giornata sei riuscita a fare metà delle cose che avresti voluto, e che quella metà che manca, probabilmente è la metà che riguarda solo te. Perché c’è tanta forza, tanta rinuncia, tanto donarsi, in questo tempo di madre. Però una cosa io la so, e te la prometto: tutto, ma proprio tutto, nella vita, è una FASE. Tutto inizia, vive e poi finisce. Evolve, muta, cambia, si trasforma. Niente è permanente. E questa è la gioia dolce amara dell’esistenza, ed anche  la sua capacità più grande. E quindi le cose cambieranno, in meglio. Ci sarà più tempo per dedicarsi a se stessa, quando quelle braccine non saranno sempre intorno al nostro collo (chissà se saremo più  contente).

Quando ci guardiamo allo specchio, impariamo a guardarci nella totalità della nostra persona: che non è fatta solo di ciò che vediamo ad occhio nudo, ricordiamoci della nostra personalità, delle nostre capacità, dei nostri desideri, dei nostri pregi e dei nostri difetti. Noi siamo i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni ed infine siamo questo corpo che è strumento vivente di respiro e amore, gioia e dolore. Impariamo a non giudicarci, cosa che spesso facciamo, e anche in malo modo. Facciamo pace con noi stesse, spesso ciò che ci rende infelice è un qualcosa che dobbiamo risolvere con noi stesse, una ferita che ancora non si è rimarginata, una parte di noi che ancora dobbiamo accettare. Non è facile. Lo so. Ma è necessario. Lo dobbiamo a noi stesse. Lo dobbiamo ai nostri figli. Noi siamo l’esempio, il punto di partenza di come loro vedranno e vivranno la vita. Cosa vogliamo trasmettergli, cosa vogliamo che imparino? Questo è un buon punto da tenere sempre presente.

Dopo il cesareo con Mete mi sono sentita inadeguata, ferita, oltraggiata per lungo tempo. Mi sono sentita incapace e menomata. Volevo qualcuno da incolpare. Mi ci è voluto tanto tempo e una certa consapevolezza per uscirne, e alla fine se ci penso adesso mi dico: che spreco di tempo! Dico così perché con il senno di poi realizzo che se mi sono sentita così male è stato non tanto per ciò che è successo di per se, ma perché avevo delle aspettative. E le aspettative, si sa, non fanno mai bene. Non c’è dato sapere (in generale nella vita) come andranno le cose, e dunque sono davvero uno spreco di risorse. Si possono avere dei sogni, delle idee, ma le aspettative sono fatte di cattive intenzioni. Meglio lasciarle dove sono. Meglio essere capaci di fluire nel qui ed ora, e di saper trarre il meglio da qualunque situazioni la vita ci insegna. A me la nascita di Mete ha insegnato tante cose, non solo come madre, ma anche come donna, come persona. Adesso questo insegnamento mi è utile in tanti aspetti della mia esistenza. E se penso a quando e come è nato, mi sento potente, capace e resiliente così come mi sento in merito alla nascita degli altri miei figli. Perché ci vuole tanta forza, tanto coraggio e tanto amore, anche in una nascita come questa.

Nella gravidanza con Alma, invece, sono cambiata tanto, fisicamente. Sarà un cliquè, ma con lei sono diventata piuttosto ingombrante. E ho anche superato gli anta. E adesso mi guardo e non sono molto felice, ci sono delle parti di me che proprio non riesco ad accettare, tipo le braccia, i fianchi, la pancia. Eppure so che l’unico modo per cambiare è volermi bene, e con il volersi bene arriva lo sprono a trovare il tempo- nonostante tutto- per fare yoga e tutto quello che mi fa stare bene ed in forma. Da quando è nata ho srotolato il tappetino a malapena un paio di volte. E si, la mia vita con i tre nani è caotica e ho altre mille cose da fare, ma il mio star bene deve essere una priorità. E’ una questione di mentalità, e per ora sono lontana dal raggiungimento del giusto mind set. Quanto meno, rispetto a mesi fa, mi giudico meno. Quando mi guardo nello specchio non sono come vorrei ma mi guardo, e sorrido, e so che questa cosa, come tutte, cambierà. Che è una fase e io troverò e tornerò come prima. Anzi, no, che quella di prima non esiste più. Arriverà una nuova me. Diversa da come ero prima, e da come sono adesso. E sarà bello conoscerla. E sarà bello volersi ancora più bene. E sarà bello esser d’esempio per Rumi, Alma e Mete.

 

E in ogni caso, poi mi ricordo che ho fatto tre bambini pieni di salute in meno di quattro anni. E che li ho allattati a lungo, e ancora sto allattando. Nessuna pretesa, da questo corpo che ha dato e sta dando ancora tanto. Ho scritto questo post per tutte le donne/mamme la fuori frustrate ed infelici, con l’ansia ed i sensi di colpa e un rapporto conflittuale con il loro corpo. Ricordatevi che la bellezza che ci hanno inculcato non è la bellezza assoluta. In un altro posto, in un altro momento storico, sarebbe diversa. Questo per dire che è sempre, e solo, una questione di (stupidi) canoni. Non è la realtà.

E dunque onoriamoli questi corpi. Doniamo loro parole di affetto, pensieri positivi, fiducia e speranza. E certo, anche attività fisica e pratiche sane, ma dove ci porta la nostra mente è importante. Attraiamo le energie che emaniamo. E vale anche per il nostro corpo.

Il nostro corpo è un giardino di cui è giardiniere la nostra volontà. Shakespeare.

Rainbow Hug 🌈 10-04-2020

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Una risposta a "CORPO 🌺 DI MAMMA ðŸ‘¶ðŸ¿"

  1. Ciao Kristen
    ci siamo conosciute anni fa oramai, durante un mercatino di beneficenza a favore di cani randagi…..eravamo a san vito Taranto…
    Sono passati tanti anni da allora ma ti seguivo sempre tramite la pagina della Tana dell’orto,non so come io sia capitata in questa tua nuova avventura ma volevo dirti che ti ammiro tanto,non vi vedo direttamente ma emanate profumo di vita e di felicità.E hai dei figli bellissimi ♡complimenti per tutto quello che fai e per come sei,i tuoi bimbi saranno sicuramente degli uomini fantastici come ce ne vorrebbero in questo mondo. Ti abbraccio virtualmente,con tanta stima
    Ilaria

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