GENTLE PARENTING ☮ APPLICATO ❀

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Ho già scritto del gentle parenting ( leggi qui e qui )e del perché lo sento così adatto, così affine a tutte le mie idee migliori, alle mie credenze. Gentilezza, rispetto, apertura e accoglimento sono declinazioni pratiche dell’amore di cui dobbiamo inondare il mondo, cominciando da chi ci sta più vicino (act local – think global) e, nel caso dei più piccoli, più pronto che mai ad assorbirlo.

Sebbene declinazioni pratiche dell’amore rimangono ancora là in alto, nel mondo puro dei concetti, dei principi, dei desideri. Come portarli nella vivida, palpitante, incasinata realtà? Nella nostra quotidianità, fatta di sorrisi e pianti, risate e arrabbiature, coccole e sfide, divergenze di opinioni e accordi win-win, vissuta con perenni macchie sui vestiti, pranzi e cene e snack da preparare, panni da lavare, progetti da iniziare e da concludere, di ore di sonno arretrate e di quel sorriso di fondo, di quella beatitudine nel guardarli dormire?

Non esiste un metodo magico, occorre lavorare su sé stessi utilizzando i nostri princìpi guida come punti di riferimento. Scavando dentro e migliorando è possibile cavarsela in situazioni stressanti non solo senza ricadere nelle solite dinamiche ma anzi essendo noi stessi un esempio positivo (che vale + di tante parole) per gli occhi che ci guardano.

Ci sono momenti in cui gli unicorni sembrano abitare con noi: i giochi sono quieti, Mete e Rumi ridono fra loro, i Biobuddi non sono sparsi per casa e vengono rimessi nel cesto prima di passare ad altri giochi, nessuno si fa male e in generale i bambini mettono in pratica i nostri consigli senza troppe difficoltà. In questi momenti mi è facile relazionarmi coni bambini  “da pari”, ovvero vedendo in lui la persona e non il bambino, che in un certo senso “deve” sempre qualcosa all’adulto, quantomeno seguire le sue regole.

Ma in altri momenti tutto va male: i Biobuddi sono sparsi per la casa, il gioco di Mete pare sia impaurire Rumi, che scappando si fa male, pianti; Alma ha sonno ma il trambusto è troppo, non riesce ad addormentarsi e, poiché deve tagliare i primi dentini è continuamente attaccata alla tetta, che usa come un ciuccio (che, per la cronaca, è stato inventato DOPO la tetta e non prima). Forse, per qualche millisecondo, mi passa nella testa di smettere di allattare e passare al ciuccio… lascio passare, al terzo figlio allattato so che l’allattamento, l’amore liquido, è faticoso ma ne vale la pena, e soprattutto che tutto, ma proprio TUTTO, è una fase!

Quindi, in questi momenti dove gli unicorni sono andati chissà dove, magari sono già anche le 11:30 e occorre preparare il pranzo, la schiena mi fa male proprio in quel punto lì preciso di quando hai un bambino addosso  per ore, e stai chiedendo gentilmente per la 14 volta di recuperare i giochi dalla sala e portarli in camera, di non far piangere il fratellino, di fare un gioco più tranquillo , magari leggere una storia insieme. Eppure nulla, tutto va al contrario di come mi aspetto: in questi momenti è difficile relazionarmi “da pari”, sento che i bambini “devono” fare come dico io, e più non lo fanno più mi sento negativa e arrabbiata.

Per non dare il peggio di me cerco di staccarmi qualche secondo dalla situazione, cambiare ottica. Ci sarà un modo per comunicare con loro? Se Matteo è nei paraggi esco e faccio due passi, magari mi porto uno solo dei bambini. Riesco a vedere meglio la situazione per quello che è : cinque persone che vivono insieme! Ognuna con le sue emozioni, forse non mi sono accorta ma è una giornataccia anche per Mete. Forse non ha ancora fatto la cacca, a volte gli succede di entrare (in bagno) diavoletto e uscire angioletto; siamo d’altronde anime in un corpo. Provo a riveder le priorità: forse il pranzo può tardare un po’, ma i giocattoli è meglio siano in ordine. Entro e inizio a metterli a posto, il più delle volte almeno uno dei grandi viene ad aiutarmi, magari giochiamo alle gru o ai condor che trasportano i Biobuddi nel cesto. Mentre metto a posto che questa volta, per insegnare ai miei bambini ad avere cura del loro ambiente, tocca a me mostrargli come si fa!  A volte non viene nessuno, e continuano i giochi violenti, ma stavolta sono consapevole di essere io l’adulto che deve risolvere la situazione. A seconda delle volte cerco di tenere i bambini in due stanze diverse, oppure di sorprenderli con un diversivo, ad esempio un abbraccio anche un po stritolante ma pieno d’amore. Un girotondo. Qualcosa di buono e efficace viene sempre perché la prospettiva che abbiamo è cambiata, il nostro stato d’animo è cambiato, siamo più “sintonizzati” sulle frequenze della Natura (accudisci i tuoi cuccioli) e meno su quelle delle cultura (educa i tuoi figli) in cui abbiamo vissuto.

Ogni volta che riesco a fare questo shift mentale le cose migliorano assai.

Alcuni fattori come la stanchezza fisica o mentale, preoccupazioni, stress rendono più difficile uscire dal loop del “mi devono ubbidire” e impediscono di trovare risposte più efficaci e personali ai conflitti con i nostri figli.

Al contrario il benessere psico-fisico aiuta enormemente nel mettersi nei panni dei propri figli e cercare di capire meglio le loro emozioni e dinamiche mentali. Per esempio a volte mi accorgo che una regola viene infranta perché, proprio, dimenticata. Con innocenza, anche se ripetuta 50 volte, proprio non entra. Come far entrare l’acqua in una bottiglia tappata. Altre volte invece mi pare ci sia la volontà d infrangere la regola, e di vedere  quante volte si può fare e cosa succede. Altre volte solo che “fare quel gioco è divertentissimo mamma!”.

Come la frutta sull’albero matura con i suoi tempi e per questo è così buona così quando , dopo fallimenti e successi, il valore viene interiorizzato dal bambino che riesce ad esprimere meglio il suo potenziale, che io credo fondamentalmente positivo, e allora è dolce come un succo vederli mettere a posto il divano con i cuscini disposti in ordine cromatico o tutti gli utensili nei cassetti della loro cucina; o ancora Mete che prepara la banana per Rumi, prendendola dal ripiano della cucina aiutandosi con la sedia (che rimette a posto vicino al tavolo!)sbucciandola, e quando ne rimane solo una consolarlo con : “non preoccuparti, facciamo a metà”. Sono sul divano per un micro riposino con Alma quando assisto a questa scena che letteralmente mi scioglie: faccio un bel respiro, mi stringo Alma ben bene, appoggio la testa sul cuscino e non sono mai stata così beata!

Sostenersi l’un l’altro, inviare messaggi positivi, conoscere le proprie emozioni, saperle esprimere in maniera sana sono altri “valori” che vogliamo trasmettere, anche in questo caso occorre che portiamo nella nostra vista di famiglia più esempi possibile. Se non siamo abituati è necessario solamente provarci ed esercitarsi. Per questo Gentle parenting è anche chiedere ai propri figli: “Sai una cosa che mi piace di te?”

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e rispondere:

“che corri velocissimo”

“che sei potente”

“che ti piacciono i fiori”

“i tuoi occhi”

“la tua voce”

tutto

E i loro sorrisi che si allargano,  i loro visi un po’ stupiti le prime volte e curiosi di sapere poi.

E questa felicità che mi abbraccia tutta.

Rainbow Hugs 🌈 27-03-2020

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