L’ARTE 💁🏾 DI GIOCARE ðŸŽ¯ðŸ€â›„️

waldor, steiner, giocare, gioco, mama rainbow, vegan, famiglia, bambini, educare, crescere, consapevolezza, insieme, genitori, essere genitori, gentle parenting, pedagogia, living is learning, pedagogia gentile, infanzia, libertà, crescita, supporto, emozioni

Giocare è fondamentale per lo sviluppo dei bambini, nonostante la parola stessa, “giocare”, abbia nel nostro codice di adulti un’accezione che non ne trasmette al meglio l’importanza, troppo legata all’idea di un passatempo. Allenarsi, esercitarsi, scoprire la vita, lavorare possono essere tutti considerati sinonimi di quello che definiamo gioco ma rendono meglio l’idea di quanto sia basilare “giocare” per un bambino, e alla fin fine anche per noi adulti. Nella mia esperienza di mamma ho imparato a riconoscere alcuni tipologie di gioco ricorrenti, ognuna con le sue peculiarità ed i suoi effetti positivi. C’è anche una caratteristica che li accomuna tutti, ed è proprio nutrimento per loro.

C’è il gioco con cui si imparano o migliorano delle abilità fisiche o mentali, un po’ quello che la Montessori chiamava il “lavoro grande”. Vediamo il nostro bambino tutto impegnato e assorto in un’attività, o anche un semplice movimento che ripete e ripete e ripete e ripete. Da adulti potremmo dire che “sta in fissa”. Dall’infilare le forme nell’apertura corretta a salire un gradino e scenderlo, dal ripetere lo stesso salto ed emettere lo stesso suono con la bocca, oppure disegnare infiniti trattori verdi o blu, scrivere la lettera X fino a riempire il primo e il secondo foglio. Questo è un buon momento per fermarsi, fare un passo indietro e semplicemente osservarlo, rendersi conto del suo impegno, dedizione, dei piccoli miglioramenti e di come risponde ai fallimenti, che saranno molti, ed ai successi, che di solito arrivano. A me piace riflettere su come provino e riprovino imperterriti, come non prendano il fallimento sul personale: probabilmente il mancato raggiungimento del loro obiettivo lo vedono in maniera differente, più positiva e come se fosse parte dell’obiettivo stesso. Insomma si godono il viaggio e non solo la meta. Può essere dopo molti tentativi che perdano interesse e si concentrino su altro oppure che perdano la pazienza e si arrabbino: è un segnale per noi di rientrare in campo, possiamo aiutarlo nel gioco o anche solo prenderlo in braccio. Quando i bambini sono assorti nel “lavoro grande” noi adulti possiamo anche godere di un po’ più di tempo, diciamo 5-15 minuti, per sbrigare qualche faccenda senza troppi rischi di doverla interrompere. Questo tipo di gioco lo vivono ancora anche i miei bambini più grandi, di 2 e mezzo e 4, ad esempio con le costruzioni Biobuddi (“lego” ecologici), con la pista di legno, costruendo torri con la terra, frenando con i piedi la bici, preparando impasti di fango, arrampicando su un albero o su un muretto, correndo giù da una discesa. Noi stiamo nei paraggi, anche non visti ma loro sì che li teniamo a vista, pronti ad intervenire. Per favorire questo tipo di gioco è utile lavorare sul contesto, sull’ambiente che circonda il bambino e con cui interagisce: deve avere attrattiva senza bombardare di stimoli, e sicuro di modo che possiamo “distrarci un attimo” e “lasciarlo solo”.

È meglio preferire i giochi aperti, ovvero quelli in cui è la fantasia del bambino che guida, come i giochi Steiner Waldorf che creano scenari ed ambientazioni, oppure dei blocchi di legno, le piste, in generale un gioco dove non ci sia un inizio ed una fine prestabilita e soprattutto un percorso sempre uguale: ci si affida alla fantasia del bambino, al suo sentire del momento, alle mille, infinite varianti che potranno nascere. Al contrario c’è il gioco in cui siamo noi la parte più attiva, nel senso che possiamo portare novità nella vita dei nostri figli. Possiamo introdurre tutto ciò che reputiamo adatto e utile per loro. Una danza nuova, una posizione di yoga, le viti ed il cacciavite, disegnare un soggetto o una lettera ancora sconosciuta, una conta che facevamo da piccoli, imparare i colori secondari con pennello e tempere, acroyoga . Uno dei miei giochi preferiti è quello delle emozioni, in cui chiedo di indovinare come mi sento a seconda delle mie espressioni facciali. In questo tipo di giochi è richiesto, “per definizione, che siamo presenti e quindi evito di distrarmi con il telefono o altro. Semplicemente lo tengo lontano o lo spengo per quella mezzoretta, che pianifico di dedicare a loro. Non solo nozioni o novità si possono trasmettere ma anche è possibile con questo “gioco” modellare il comportamento, ad esempio con il gioco di lavarsi i denti, il gioco degli abbracci, della pace. Sono sempre stupita dalla fiducia e della facilità con cui quando inizio a giocare i miei figli si affidano a me; non mi ricordo una volta in cui hanno rifiutato di giocare insieme, e così vi confesso che per uscire da certe situazioni “critiche”, con un potenziale scontro in vista, offrire un momento di gioco insieme può essere la mossa vincente.

Come per noi adulti anche nei bambini una parte del gioco consiste nel semplice svago, nel riposare la mente  affaticata da stress o preoccupazioni; vale per noi e vale per i figli, che sono esseri umani come noi, con una mente molto più attiva, potente e con meno protezioni. E così ci sono quei giochi dove le risate e la felicità sono lo scopo unico, quando senti le loro risate cristalline che ti ricaricano e ti fanno vedere tutto colorato di rosa. Per i nostri figli essere lanciati in aria o fatti girare, essere presi e “mangiati” oppure correre nelle pozzanghere rappresentano questo tipo di gioco, che permette di riallineare un po’ tutto, magari anche una giornata un po’ così, e fare un bel reset generale con una cura di felicità.

 Fra i giochi irresistibili ci metto sicuramente quelli con la nostra preziosa acqua. Travasi, fango, spruzzi, innaffiare, pulire, bagnetti. Chiaramente non bisogna sprecarla (ricordiamolo prima e mentre giochiamo), occorre capire se nel contesto in cui ci si trova è possibile. Noi utilizziamo l’acqua di pozzo, in giardino, a pochi metri dal pozzo stesso, dove poi ritorna: è un ciclo dell’acqua chiuso e breve, per cui riteniamo non sia uno spreco. Anche i giochi irresistibili che assorbono completamente i bambini possono permettere agli adulti, oltre al privilegio di osservarli, anche qualche minuto per sbrigare qualche faccenda o rilassarsi, ma sempre pronti ad intervenire.

Essere pronti ad intervenire non è solo un fatto di sicurezza, fondamentale per evitare tragedie, ma trasmette il senso di presenza del genitore o in generale di quello che gli anglosassoni chiamano il caregiver (chi dà attenzioni). Mettere i figli al centro della nostra attenzione è il messaggio che ogni gioco trasmette, ed è probabilmente quello che preferisco: nei giochi in cui anche noi siamo parte attiva questo è evidente, siamo lì per loro, noi “onnipotenti adulti” con “tutti i nostri impegni” dedichiamo del tempo sincero ai nostri piccoli. Credo sia per questo che non rifiutino mai, perché sentirsi importante per qualcuno è fondamentale per tutti. Non siamo forse tutti “bisognosi” di attenzioni? Non siamo corroborati emotivamente quando ne riceviamo?

Anche con i giochi solitari o semplicemente “senza adulto”, con la nostra vigilante “presenza non presenza”  riusciamo a trasmettere che siamo lì per loro perché al momento opportuno noi “sbuchiamo fuori” (per prenderli un attimo prima di una caduta, o per consolare se arriviamo tardi, per fare da appoggio e farli salire più in alto o aiutarli a scendere, per disincastrarli dalle gambe della sedia o aiutarli a mettere la forma nella giusta apertura). Esserci quando serve aiuto, esserci quando si ride e quando si piange, è nutrire i nostri figli con un nettare potente: quanto è prezioso il tempo? E questo adulto lo utilizza per me, che son così piccolo, anche se ha tante cose da fare. Allora vuol dire che io valgo e sono prezioso! Credo che sia più o meno quello che il bambino sente.

Giocare non è solo un gioco. E’ crescere, è occasione per trasmettere messaggi importanti in maniera divertente ed efficace. Prendiamoci il tempo per farlo, non sarà tempo sprecato. 

I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie.
Michel De Montaigne

Nell’uomo autentico si nasconde un bambino: che vuole giocare.
Friedrich Nietzsche

Se vuoi vedere il mio post sui giochi eco puoi leggere qui

Se vuoi ordinare ed acquistare i miei giochi Waldorf fatti a mano, con materiali ecologici e vegan vedi qui. 

Rainbow Hugs 🌈 15-05-2020

Seguimi su IG 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.