PARTO IN CASA

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Grazie alle ostetriche Francesca e Mileva per aver reso possibile tutto questo

Ciò che desideravo per me, il mio bambino ed il mio compagno era un parto naturale in casa. Ma non sempre nella vita le cose vanno come si desidera, e quindi eccomi qui a condividere la mia esperienza.

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photo credit Lucia Sannino

Ho avuto una gravidanza perfetta, a parte le nausee serali durante il primo trimestre ed un grande sonno, sono stata sempre molto bene.

Fin da subito io e Matteo sapevamo che avremmo voluto far nascere Mete Adahy in casa: volevamo accoglierlo in un posto confortevole, intimo e dove tutto era stato preparato per lui/lei (non conoscevamo il sesso del nostro bimbo). Abbiamo così fatto le verifiche necessarie durante la gravidanza affinché ci fossero le condizioni fisiologiche per poter partorire in casa, ed inoltre abbiamo fatto un percorso preparatorio con la Doula e durante la fine del secondo ed per tutto il terzo trimestre siamo stati seguiti dalle ostetriche che ci avrebbero assistito durante il parto.

Prima di tutto vorrei parlare della necessità per ogni futura mamma di avere al fianco delle DONNE capaci e amorevoli, alle quali fare riferimento durante questo periodo bellissimo ma anche intenso e delicato. Ci vuole la mano di una donna, soprattutto di una donna che sappia di cosa sta parlando, cioè una donna che ha avuto dei figli.

Per la mia esperienza, la Doula è la figura più meravigliosa che esista durante e per questo percorso, insieme alle ostetriche.

 

 

 

 

 

 

 

 

Vorrei spendere due parole sulle mie ostetriche, rinominate a loro insaputa la strana coppia. Si perchè sono Francesca, una 25nne che ha da subito deciso che in ospedale non avrebbe mai lavorato e Mileva 70 anni, una veterana che in salento ha fatto l’ostetrica condotta per moltissimi anni. La strana coppia per via dell’età ovviamente :). Sono state carine e gentili e mi hanno seguita nell’ultimo trimestre e durante tutto il travaglio…. Francesca è stata bravissima, io desideravo la piscina e lei si è premunita di piscina (e grazie a Dio: a me ha aiutato tantissimo a cavalcare le contrazioni).

 

 

 

 

 

Dal mio lato durante  la gravidanza mi sono preparata con i canti di Leboyer, vocalizzando insieme a Matteo o da sola, facendo esercizi per l’area pelvica, godendomi la connessione con quel bambino- UN NUOVO ESSERE UMANO- che si stava formando dentro di me.

Quando sono entrata in travaglio tutto sembrava perfetto, le ostetriche hanno montato la piscina in sala, Matteo vocalizzava con me, avevo il supporto di una cara amica e delle ostetriche, c’erano fiori, il sole e il verde croccante che la primavera porta con se. Tutto è andato bene fino ai 7 cm, mi sembrava di cavalcare le onde delle contrazioni attraverso i canti e l’acqua calda della piscina. Ma poi le ore continuavano a passare e il dolore sembrava fine a se stesso, la dilatazione stentava a proseguire, c’era qualcosa che non andava. Il bimbo stava sempre benissimo, ad ogni controllo il suo cuore pulsava vivo e forte come quello di un cavallo. Ero io che stavo crollando, ero sempre più stanca, sempre meno capace di focalizzarmi sulle contrazioni, le onde erano grandi e io non avevo la forza di cavalcarle. Così, dopo 42 h di travaglio, siamo infine andati in ospedale, dove mi hanno detto che ero di 10 cm e dove, dopo una ecografia, mi hanno detto che dovevo fare un cesareo (pare fosse girato con la testa in un modo in cui non poteva uscire dal canale vaginale).

 

Grazie Matteo per avermi supportata e aver accolto il nostro bimbo con tanto AMORE – photo credit Lucia Sannino

E’ difficile spiegare oggi quello che ho provato. Un senso di disperazione tale che non saprei nemmeno spiegarlo. Ma come?? IL cesareo?? A me? Che volevo che il mio bimbo venisse al mondo con serenità, volevo che me lo spalmassero addosso e ci innamorassimo, volevo fare un lotus birth (distacco del cordone in modo naturale senza taglio).. insomma, tutto ciò che volevo svaniva in un soffio. E quindi mi portano in questa sala operatoria, e nel giro di 20 minuti sento mio figlio piangere. Lo vedo velocemente e me lo portano via. Ricordo che li ho iniziato a piangere e a tremare. Mi dissero che il tremore era normale, dovuto allo shock post parto (?). Per fortuna sono stati veloci, nemmeno un’ora ed ero in camera, e me lo hanno portato subito. Abbiamo rifiutato tutte le prassi ospedaliere tranne il bagno che non ci si poteva fare nulla. Almeno però  devo dire che ci hanno dato la mia placenta (santo cielo sennò andava nei rifiuti!). Per il resto, è stato orribile. Sono stata sbeffeggiata, insultata e accusata.

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Parlavano di me come se fossi sorda o nonfossi li. Hanno detto che eravamo dei pazzi, degli incoscienti, e cose del genre. Mi sono sentita umiliata e soprattutto è stato avvilente. Io ho taciuto, perchè tanto avrei sprecato quelle poche energie che avevo ancora in corpo. Non era il luogo ne il momento, ma di certo non dimentico. Fondamentalmente mi fanno pena, restano nelle loro visioni ottuse e retrogradi, mentre il resto del mondo va avanti… Esistono luoghi infatti dove anche il cesareo viene trattato con rispetto e la madre può fare il piano del parto e richieste come avere il partner vicino, tenere il figlio addosso mentre la ricuciono etc.

Photo credit Lucia Sannino

Comunque poi, in camera, quando mi hanno portato il mio cucciolo, tutto è svanito.

Sono così grata alla mia amica Lucia per esserci stata in quel momento così delicato, importante e sconvolgente, grazie grazie grazie per avermi/ci aiutata con Mete. Eh si, che dopo che ti fanno il cesareo tu sei paralizzata dalle costole in giù quindi mi ha aiutato a cambiare Mete (cioè lo ha fatto lei), a telefonare ai miei, etc. Mentre Matteo correva di qua e di la per fare le carte necessarie al rifiuto delle varie procedure ospedaliere. Devo dire che il cesareo mi ha fatto soffrire molto, soprattutto spiritualmente, ma poi ho capito che doveva andare così. Ho potuto parlare di parto in casa, pannolini lavabili e alimentazione vegan in una stanza condivisa con persone che non ne sapevano nulla, per esempio. Mete si è attaccato subito senza problemi (un po’ dono naturale, un po’ sicuramente gli ormoni del travaglio a casa hanno aiutato) e quindi l’allattamento che procedeva alla grande non mi ha lasciato molto tempo per la tristezza.

Potrete non crederci, ma il cordone a forma di infinito si è posizionato così da solo
E' nato un bambino! Sono nati una mamma e un papà! La Vita che si esprime! Photo credit Lucia Sannino
E’ nato un bambino! Sono nati una mamma e un papà! La Vita che si esprime! Photo credit Lucia Sannino
La pace dopo la tempesta 🙂 ❤

Nei mesi successivi ci sono stati degli episodi di malinconia, soprattutto, mi ero fissata con il libro di Willy Maurer “la prima ferita”. Poi ho capito che non dovevo dogmatizzare il libro e che dovevo vivere la mia esperienza con serenità ed essendo grata che tutti stessimo bene. Mille e altre mille volte opterei per il parto in casa, che resta per me la soluzione migliore. Ma anche voglio ricordare che il parto è un momento delicato e che non tutto che viene dalla medicina odierna è male. Certo, se la struttura dove mi hanno operata fosse stata più “aperta” ed il personale meno aggressivo sarebbe stato meglio (si sentivano, lo capisco ora, attaccati dalle mie scelte diverse), ma siamo tutti in cammino e queste nostre esperienze servono per darci gli strumenti affinché possiamo modellare e costruire un futuro con un mondo diverso e migliore.

abbiamo fatto questo mandala nel terzo trimestre per accogliere Mete e focalizzare la sua nascita

PEACE ON EARTH BEGINS WITH BIRTH. Mete Adahy è stato amato ancora prima di essere concepito. Lo abbiamo atteso, desiderato, accolto nel migliore dei modi a noi concesso. Questo è quello che conta. SEMPRE.

Rainbow Hugs

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